
/ Festival of Ecological Imagination
Dal 7 al 12 ottobre, serra madre, in collaborazione con Johns Hopkins University SAIS Europe e Università di Bologna, ospita la seconda edizione di Sensing the Climate, il Festival of Ecological Imagination che prosegue il percorso di ricerca avviato dalle sette edizioni di Resilienze Festival.
In un tempo segnato da crisi climatiche, sociali e ambientali sempre più interconnesse, Sensing the Climate esplora la sensibilità ecologica come pratica di conoscenza, relazione e trasformazione. Attraverso performance, installazioni, concerti, laboratori e incontri, il festival mette in dialogo ricerca artistica, scientifica e umanistica per interrogare il modo in cui percepiamo il mondo, produciamo significato e immaginiamo il futuro.
Più che offrire risposte, il festival propone un esercizio di attenzione: un invito a riconoscere le relazioni che ci costituiscono e a esplorare nuovi modi di abitare un pianeta condiviso.
/ Sensing the Climate
dal 7 al 12 ottobre 2026 in serra madre
La crisi ecologica non riguarda soltanto il clima. Attraversa i corpi, i territori e le relazioni che li legano, ridefinendo le condizioni stesse della nostra esperienza del mondo.
Per comprendere il clima dobbiamo prima di tutto sentirlo.
Ma cosa, di preciso, riusciamo a sentire? Ogni percezione è situata: prende forma attraverso linguaggi, strumenti, pratiche che orientano la nostra attenzione, rendendo visibili alcune voci e lasciandone altre fuori campo. Tra queste, spesso, manca quella del vivente, messa a tacere da un modo di conoscere che separa il pensiero dall’esperienza, l’osservatore da ciò che osserva.
Conoscere non è mai un atto a distanza.
Non esiste sguardo che non sia già un contatto.
Avvicinarsi al vivente significa lasciarsi coinvolgere da esso, imparare, con il corpo un linguaggio che non si apprende per concetti, ma si esercita, si abita, si mette alla prova nell’esperienza.
Per questo, Sensing the Climate è un invito a rieducare l’attenzione, sperimentando nuovi modi di sentire, conoscere e abitare il mondo, oltre le dicotomie della contemporaneità.
4 filoni tematici
Entangled Bodies
Quando un corpo smette di essere solo umano?
I corpi sono tra i primi luoghi in cui diventano percepibili le trasformazioni ecologiche del presente. Attraversati da sostanze chimiche, microbi, tecnologie, relazioni e condizioni ambientali, mettono in discussione l’idea di un soggetto autonomo e separato dal mondo che lo circonda.
Questo filone esplora il corpo come spazio di interdipendenza, vulnerabilità e coesistenza. Performance, pratiche artistiche e riflessioni teoriche interrogano i confini tra umano e non umano, individuo e ambiente, aprendo a immaginari postumani, femministi e multispecie. Il corpo emerge come un processo relazionale, continuamente trasformato dagli incontri che lo attraversano.
Listening as Method
Cosa resta invisibile finché non lo ascoltiamo?
L’ascolto non è soltanto una modalità percettiva, ma una pratica di conoscenza. Attraverso il suono possiamo intercettare fenomeni, relazioni e trasformazioni che spesso sfuggono allo sguardo: mutamenti ambientali, presenze non umane, memorie sedimentate nei territori, forme di convivenza e conflitto.
Questo filone esplora l’ascolto come metodo per orientarsi nella complessità ecologica del presente. Field recording, bioacustica, sonificazione, pratiche artistiche e forme di ascolto situato diventano strumenti per leggere ecosistemi, infrastrutture e comunità, mettendo in relazione esperienza sensibile, ricerca scientifica e immaginazione ecologica. Queste pratiche invitano ad abitare il mondo diversamente, spostando l’attenzione verso ciò che normalmente resta sullo sfondo o fuori campo.
Mediated Sensing
Chi decide cosa possiamo percepire?
Le trasformazioni ecologiche non si manifestano sempre in modo immediatamente visibile. Le conosciamo attraverso dati, modelli e grafici, archivi, immagini satellitari, infrastrutture tecnologiche, ma anche attraverso linguaggi, narrazioni, pratiche artistiche e sistemi di conoscenza che rendono il mondo interpretabile.
Questo filone esplora i dispositivi che mediano la nostra relazione con il reale, chiedendosi come questi contribuiscono a definire ciò che emerge e ciò che resta invisibile; e l’invisibile come chiave per nuove letture dell’ambiente, sia nella società sia nel mondo della ricerca. Tra dati, percezioni e immaginazione, tra esperienza e rappresentazione, si aprono questioni epistemologiche e di accesso, potere e responsabilità: chi produce conoscenza? In che modo e con che bias culturali? Quali realtà diventano percepibili? E quali, invece, rimangono fuori campo?
Practicing Utopia
Quali futuri possiamo iniziare a praticare nel presente?
L’utopia come esercizio collettivo di trasformazione del reale. In un tempo segnato dalla crisi ecologica, immaginare alternative non basta, occorre sperimentarle, renderle abitabili, costruire le condizioni materiali, culturali e relazionali che permettono loro di emergere.
Questo filone raccoglie pratiche che mettono alla prova altri modi di vivere insieme: comunità che ridefiniscono il rapporto con i territori, modelli di governance condivisa, diritti del vivente, pratiche alimentari, istituzioni culturali e forme di organizzazione collettiva che cercano di sottrarsi alle logiche estrattive.
Più che descrivere mondi possibili, queste esperienze li costruiscono. L’utopia diventa così uno strumento operativo per interrogare il presente e aprire spazi di possibilità dentro le crisi del nostro tempo.
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