/ Del farsi e del disfarsi: un ciclo di laboratori sul postumano

Del farsi e del disfarsi è un laboratorio tematico collettivo suddiviso in 4 incontri di introduzione, esplorazione e ricerca su teorie e pratiche postumane. Il nome del laboratorio unisce le idee postumane alle filosofie non dualistiche, al processo costante di scoperta di quel che siamo.

Il postumano viene proposto come pratica dubitativa, come strumento, come lente, soglia, non come una teoria stabile o un fine, ma piuttosto come apertura radicale alla complessità e alla moltitudine che ci permette di esistere. L’unico assunto da cui partiamo è che non si possa esistere al di fuori della relazione.

I laboratori hanno una forte vocazione verso le pratiche: la nostra ricerca mira a trasformare la teorizzazione postumana in una pratica quotidiana e collettiva; ad espandere e condividere il nostro sguardo per creare collettività resistenti. Si tratta di tracciare un posizionamento politico e pratico, non solo teorico e astratto.

“Ho reso troppo umana questa vita” pensa G.H. mentre impasta una massa di pane. 

Citando Clarice Lispector, ci chiediamo cosa voglia dire essere umani durante la sesta estinzione di massa, in un mondo sotto il dominio capitalista. 

Possiamo affidarci alle idee familiari che hanno sempre descritto cosa sia l’umano? Sono ancora generative e sostenibili, lo sono mai state?

Quale potere agiscono, quale mondo descrivono? Cosa significa essere/fare l’umano, cosa significa fare mondo?

Gli incontri si aprono con un cerchio di presentazione dell* partecipant* e una breve introduzione alle tematiche. Non è richiesta una preparazione pregressa perché l’obiettivo è costruire un sapere collettivo. 

Segue un momento di bibliomanzia e figure di filo dove estrarremo frammenti di testi, immagini e manufatti per attivare un cerchio aperto di discussione, reso visibile dallo scambio di un capo di filo tra le persone presenti. Il percorso nasce dalla selezione contingente dei materiali e dall’emergere di parole, pensieri, sensazioni e associazioni. Si invita a portare testi propri, insieme a fogli e taccuini per prendere appunti.

Ogni incontro si conclude con una fase laboratoriale e pratica, costruita collettivamente e diversa ogni volta: scrittura, performance, cucito saranno parte della scoperta. Invitiamo a portare e condividere idee e materiali che risuonano con i temi trattati.

I quattro appuntamenti

Ho reso troppo umana questa vita. Disorientarsi: cosa (non) è il postumano?

Data: 6 marzo
Orario: dalle 16:00 alle 19:00

Incontro introduttivo alle teorie postumane, con focus sul pensiero critico filosofico di Rosi Braidotti e quello interspecie di Donna Haraway.
Cosa vuol dire essere postuman*? In che termini interpretiamo “post”? Cosa vuol dire ontologia relazionale?

Il primo incontro si propone di allenare la percezione, lo sguardo e il sentire alla complessità delle relazioni materiali e immateriali che intessono il nostro mondo e la nostra idea di umano. La pratica proposta è quella dell’unsettling, del disorientarsi, ovvero abbandonare gli strumenti di pensiero e pratica che abbiamo agito finora e osservare quali vogliamo portare con noi, quali abbandonare.

Il postumano ci chiede di vedere quello che è sempre con noi, ma si nasconde, si dimentica, si cela. Le parole, invece, sono un ponte tra un invisibile e un visibile materiale. Il mondo delle connessioni si nasconde spesso per abitudine, per questioni di scala (troppo piccolo, troppo grande, tempi troppo lunghi o troppo brevi).

Una sola moltitudine: sul corpo, sul soggetto, sulla relazione

Data: 20 marzo
Orario: dalle 16:00 alle 19:00

Questo secondo incontro interroga il concetto di umano a partire proprio dal suo immaginario più solido, quello radicato nel corpo e nell’idea di soggetto e identità. Siamo corpi materiali, corpi simbolici, corpi politici, corpi in metamorfosi? 

Esploreremo come, a partire dal nostro corpo materiale, non siamo unità confinata nei nostri confini epidermici, ma moltitudine emergente nella relazione e nella contingenza. Esploreremo l’idea di bios e zoé,  materialità, purezza, di transcorporeità, di corpi come luoghi.

Interrogheremo in che modo la soggettività e l’identità possano fluire in un divenire postumano e metamorfico a fronte di una cristallizzazione oggettiva e permanente. 

Passioni, corpo incarnato e possibilità di esistenza saranno punti di confronto. L’idea di corpo come territorio, come assemblaggio in divenire saranno la base delle nostre esplorazioni.

Cronotopie Instabili: luoghi e temporalità in tempi postumani

Data: 10 aprile
Orario: dalle 16:00 alle 19:00

Cos’è lo spazio, cos’è il tempo, come ci agiscono e come li agiamo? Se non me lo chiedono sono sicur* di sapere cosa sia, ma quando devo spiegarlo…

L’incontro si apre con due termini: Cosmologia e Biografia, da intendersi come “un discorso sul mondo” e come “scrittura del vivente”. Come si fa mondo? Ma soprattutto, chi fa il mondo?

Perec, in “specie di spazi” dice che “vivere, è passare da uno spazio all’altro, cercando di non farsi troppo male” il che significa che vivere significa innanzitutto essere in uno spazio, spostarsi e agire quello spazio, ma anche non farsi troppo male. Perché farsi male? Se essere significa abitare un corpo, in primo luogo, un corpo che è carne materiale e quindi località prima, territorio originale dell’esistere, bisogna iniziare a pensare il soggetto attraverso un corpo permeabile, che viene attraversato, che è la soglia tra mondo materiale e immateriale, tra visibile e invisibile, che è frutto di relazione e intra-azione e mai dato a priori, mai delegato alla determinazione di un potere esterno. 

Così per il tempo: siamo ancora padron* del nostro tempo o abbiamo delegato l’organizzazione delle nostre giornate e delle nostre vite a geometrie astratte e imposte dall’esterno? Possiamo davvero astrarre e disincarnare il tempo e lo spazio in cui siamo e che siamo per proteggerci dalle turbolenze? Chi gestisce il caos capitalista?

Affronteremo i concetti di agency e non delega del nostro potere di vivere e fare lo spazio e il tempo. Che rapporto abbiamo con il mondo, con lo spazio, con l’ambiente? Come l’organizzazione del tempo secondo il modello di fabbrica ci ha portato a essere disincarnati e separati dal corpo e dalla passione? 

Immaginare, evocare, sabotare, curare: politiche, teorie e pratiche della relazione postumana

Data: 24 aprile
Orario: dalle 16:00 alle 19:00

Vivere è una pratica del farsi e disfarsi. Se vogliamo che il nostro corpo sia libero, dobbiamo pretendere libertà per tutto ciò che lo fa e lo disfa. Essere compagn* della rete che sostiene il nostro esistere.

In questo incontro cercheremo di riprendere i fili dei precedenti e trovare delle pratiche a partire dalla nostra capacità di immaginare e creare mondi migliori, di evocare legami e relazioni silenziose, ma potenti, di sabotare i sistemi costituiti come potenze destituenti, di creare eterotopie, di curare insieme le molteplicità e complessità che siamo, che ci circondano e attraversano.

Ogni partecipante porterà un frammento di testo, un’immagine, una canzone, un oggetto, un’esperienza, qualcosa che evochi e racconti le relazioni che ci fanno.

L’ultimo incontro sarà pienamente collaborativo. Cercheremo di costruire una biblioteca/archivio di pratiche materiali e immateriali, un prontuario di letture, film, canzoni, pensieri per poterci muovere in un mondo postumano. 

Ogni incontro è autoconclusivo, ma la partecipazione continuativa è consigliata perché il percorso si costruisca come esperienza laboratoriale e come spazio di elaborazione collettiva.

Numero massimo di partecipanti: 25.

A cura di Giorgio Kalkowski

Giorgio Kralkowski (26), per molt* Giona, è stato eletto “stregone buono” da un gruppo di bambin* durante una passeggiata in collina, titolo che non sente di dover smentire. 

Ha scritto una tesi dal titolo “Corpi che sono luoghi che sono corpi: pratiche per una geografia postumana della carne e della materia” e si interroga sulla complessità e la molteplicità delle relazioni che fanno e disfano l’umano e l’oltre-umano, sui luoghi, su corpi materiali e immateriali, sulle pratiche generative e destituenti in un mondo in estinzione sotto il capitalismo.

La sua ricerca connette postumanesimo e fenomenologia, geografia critica e pratica artistica, anarchismo e scrittura. Da 4 anni cura una piccola residenza in appennino.