La School of Ecological Imagination torna in una forma ampliata, e si articola in due tappe fruibili anche singolarmente:

Bologna, 14-17 maggio 2026
Palermo, 13-15 novembre 2026

Due sponde simboliche e reali, serra madre a Bologna ed Ecomuseo Mare Memoria Viva a Palermo, due periodi dell’anno a tracciare un ciclo ritmico e stagionale che si muove tra luoghi, ecosistemi e comunità di pratica.
Un unico approccio metodologico transdisciplinare che esplora nuove alleanze tra ricerca scientifica e artistica. Per allenare un pensiero ecologico capace di mettere in discussione visioni antropocentriche e identificare i limiti di soluzioni riduzioniste alla crisi multilivello che stiamo vivendo. Per immaginare e abitare alternative ecologiche come pratica di trasformazione collettiva e giusta.

/Mediterranea

14-17 maggio, Bologna


Guardare al Mediterraneo da Bologna è un’opportunità di decentrare il nostro punto di vista, di destabilizzarci e di ritornare a guardare ciò che avviene in maniera sistemica. Abbiamo scelto il Mediterraneo come un dispositivo per mettere in crisi categorie stabili – Nord/Sud, centro/periferia, modernità/tradizione, cultura/natura – e aprire spazi di immaginazione ecologica.

L’abbiamo scelto perché ci parla della relazione tra i corpi e i territori, legame negato da uno sguardo coloniale ma da mettere al centro di una transizione giusta.

Lavoreremo a partire dalle sue materialità, acqua, suoli, filiere agroalimentari, mobilità, disuguaglianze ecologiche e sociali, per rendere visibili le interdipendenze tra crisi climatica, sistemi produttivi e giustizia ambientale.

Il programma della prima tappa

Giovedì 14 maggio

Durante il primo giorno di School guarderemo al Mediterraneo come lente critica per interrogare il rapporto tra corpi, territori e potere nella crisi ecologica.

Mattina – Corpi e territori con Marie Moïse

Attraverso pratiche corporee e teorie femministe, esploreremo come la crisi ecologica sia radicata nell’esperienza di ciascun* e come far emergere un noi più ampio, condizione necessaria per una transizione ecologica giusta.

Ma chi abita questo noi? Chi resta esclus*?
Chi ha il potere di definire cosa sia il Mediterraneo?

Il lavoro alternerà momenti di analisi teorica e confronto collettivo, mettendo in discussione l’idea che il sapere possa essere separato dall’esperienza incarnata.

Pomeriggio – Mediterraneo hotspot climatico con ECCO Climate

Nel pomeriggio il Mediterraneo verrà analizzato come uno degli hotspot climatici più vulnerabili al mondo. A partire da dati chiave e tendenze in atto, l’intervento offrirà una lettura delle trasformazioni ambientali in corso, dagli elementi più a rischio alle dinamiche che mostrano segnali di miglioramento.

Ci concentreremo sulle relazioni tra i paesi affacciati sul bacino:
quali forme di collaborazione stanno emergendo?
quali tensioni o alleanze ridefiniscono lo spazio mediterraneo?
che cosa implica il nuovo Patto per il Mediterraneo in termini climatici ed energetici?

Infine, uno sguardo alla prossima COP in Turchia per comprendere quale idea di Mediterraneo sta prendendo forma nei negoziati internazionali e quali traiettorie politiche e simboliche si stanno consolidando.

Venerdì 15 maggio

Come possiamo trasformare le informazioni sul clima e sull’ambiente in strumenti reali di partecipazione, democrazia ecologica e giustizia sociale?

La giornata lavora su due piani intrecciati: da un lato il ruolo dell’informazione e delle comunità nella transizione ecologica, dall’altro le infrastrutture digitali e l’intelligenza artificiale come campi di potere e produzione di conoscenza.

Mattina – Giornalismo climatico e saperi situati con FACTA.EU

A partire da casi di giornalismo d’inchiesta sul clima di FACTA.EU, avvieremo un lavoro collettivo per comprendere quali strumenti, pratiche e contesti permettono alle comunità di essere riconosciute come portatrici di saperi e di bisogni, condizione fondamentale per progettare una transizione giusta.

Sempre mantenendo il focus Mediterraneo ci concentreremo su alcune comunità e sui paesaggi a cui queste sono legate: le zone umide e i laghi. Aree fondamentali per il loro contributo climatico e naturalistico, ma spesso dimenticate, sono oggi una frontiera di sperimentazione ecologica.

Pomeriggio – IA e infrastruttura culturale con Luca Baraldi

Nella seconda parte della giornata, con Luca Baraldi, lo sguardo si sposterà sul ruolo dell’intelligenza artificiale e delle infrastrutture digitali nella ridefinizione dei sistemi di conoscenza.

A partire da prospettive e pratiche sviluppate nel Sud globale, l’IA verrà interrogata come dispositivo epistemologico, linguistico e politico capace di trasformare le forme dell’apprendimento, dell’autorità cognitiva e della produzione di senso.

In che modo modelli linguistici addestrati su contenuti prevalentemente anglofoni tendono a standardizzare significati e narrazioni? Quali forme di esclusione o di potere simbolico si riproducono attraverso l’automazione? E quale ruolo possono assumere le istituzioni culturali come luoghi di esercizio di un’intelligenza collettiva, capaci di usare criticamente l’IA invece di assorbirne l’omologazione?

Sabato 16 maggio

Una pratica sul campo con gli artisti Caretto/Spagna

Adottare il Mediterraneo come metodo significa riconoscere che la nostra esperienza è intrecciata a processi geologici, ecologici e storici più ampi, che continuano ad agire nei territori e nei corpi.
Da questa consapevolezza nasce un diverso modo di conoscere: il corpo diventa uno strumento di esplorazione, una soglia sensibile attraverso cui incontrare l’altro.

Nella giornata guidata dagli artisti Caretto/Spagna, vivremo un’esperienza immersiva lungo il fiume Reno, tra sedimenti e boschi ripariali. Attraverso azioni sul campo, praticheremo un esercizio radicale di presenza che mette in discussione la premessa novecentesca che l’osservatore è esterno all’esperimento. Il corpo diviene luogo di conoscenza e la comprensione nasce dall’esperienza condivisa di un contesto specifico. 

Rocce, acqua, piante e suolo da oggetti di osservazione diventano soggetti e interlocutori attivi. In questo senso, faremo un esercizio di “ontologia selvaggia”: cioè un modo di stare al mondo che mette in discussione la separazione tra umano e natura, tra soggetto e oggetto, tra osservatore e contesto, e prova a costruire conoscenza a partire dalla relazione tra gli elementi.

Domenica 17 maggio

La giornata di domenica sarà dedicata a un momento informale di colazione e confronto, pensato per rielaborare collettivamente l’esperienza della School e lasciare contributi, riflessioni e suggerimenti per le prossime edizioni.

Mediterranea è la quarta edizione della School of Ecological Imagination, qui sopra alcuni momenti delle edizioni passate tra workshop, formazione e convivialità.

Quota di iscrizione per la tappa di Bologna


Per persone fisiche


Early bird

Per 1 persona

Entro il 3 aprile

300 €


Quota integrale

Per 1 persona

Entro il 24 aprile

400 €


Per aziende ed enti


Quota singola

Per 1 persona

Entro il 24 aprile

400 €


Quota doppia

Per 2 persone

Entro il 24 aprile

650 €


FAQ

1. Che cos’è davvero la School of Ecological Imagination?
È un corso, una masterclass, un ritiro?

La School of Ecological Imagination non è un corso tecnico né una formazione certificata, al contrario cerca di superare la “formazione depositaria” (Freire) per proporre un’educazione che sia pratica di partecipazione, di attraversamento, di smarrimento per poi ritrovare – trasformatə – la strada.

È un laboratorio intensivo di ricerca collettiva guidato da artistə, giornalistə, scienziatə e persone che si occupano di ecologia in discipline diverse. Insieme lavoreremo su percezione, linguaggio, postura critica e immaginazione, partendo da casi, esercizi, momenti di ascolto e condivisione, per trasformare il modo in cui poi si progetta, si comunica e si agisce nei propri contesti professionali. È uno spazio protetto in cui si può pensare senza dover performare.

2. Serve avere una formazione specifica per partecipare?

No, la scuola è pensata per chi lavora, o desidera lavorare, nei territori attraversati dalla crisi ecologica; per chi ha un interesse o una pratica o una professione che tocca le tematiche ambientali: operatorə culturali, artistə, ricercatorə, progettistə, attivistə, giornalistə, professionistə del terzo settore, della comunicazione e delle politiche culturali.

Non è una questione di ruolo, ma di domande: è per chi sente che le risposte della “sostenibilità” non sono soddisfacenti e cerca strumenti critici, linguaggi più giusti e pratiche più coerenti per orientarsi nella complessità. Se il tuo lavoro intercetta temi come ecologia, giustizia sociale, territori, comunità, trasformazione culturale, allora sei tra le persone a cui la scuola parla direttamente.

3. Che tipo di ricaduta può avere sul mio percorso professionale, se non rilascia un attestato?

L’impatto della scuola punta ad essere trasformativo sulla persona. Chi partecipa acquisisce un cambiamento di sguardo che si traduce concretamente in:

– maggiore consapevolezza ecologica nelle scelte progettuali

– nuovi punti di vista sistemici da cui guardare i problemi

– un linguaggio più preciso quando si parla di ecologia

– capacità di leggere le interdipendenze tra dimensione ambientale, sociale, politica e culturale.

3. Posso partecipare solo a una delle due tappe (Bologna o Palermo)?

Sì. Le due tappe della School of Ecological Imagination possono essere frequentate singolarmente.

Il percorso è pensato come un ciclo che si sviluppa tra Bologna (maggio 2026) e Palermo (novembre 2026), ma ogni tappa è autonoma e accessibile anche a chi non partecipa all’intero programma. È quindi possibile iscriversi a una sola delle due, in base alle proprie disponibilità e interessi.

A chi si rivolge

Ci rivolgiamo ad artistə, ricercatorə, progettistə culturali, educatorə, attivistə, designer, professionistə del settore pubblico e privato impegnatə nella sostenibilità.

A chi sente la necessità di ripensare il proprio ruolo dentro contesti segnati da crisi climatiche, trasformazioni territoriali e conflitti socio-ambientali, e vuole confrontarsi con la complessità senza cercare soluzioni semplicistiche. 

A chi desidera partecipare e contribuire alla transizione ecologica attraverso la cultura, la ricerca, l’arte, l’educazione, l’attivismo, la progettazione sociale.

A chi è interessato a sviluppare strumenti critici e operativi per leggere il presente e immaginare scenari futuri, lavorando in dialogo tra saperi scientifici, artistici e umanistici.

A chi vuole sperimentare forme di collaborazione tra persone, comunità e territori, interrogando il proprio posizionamento e costruendo risposte situate.

Dove si svolge

La School of Ecological Imagination si radica in serra madre a Bologna e all’Ecomuseo Mare Memoria Viva a Palermo, due spazi che operano quotidianamente su rigenerazione urbana, pratiche artistiche e giustizia ecologica creando i primi nodi di una rete che intende crescere sulle coste mediterranee.

La presenza di queste realtà rende la Scuola un’esperienza situata, capace di intrecciare ricerca, pratiche e comunità, e di rendere il Mediterraneo un metodo di apprendimento e azione, non solo un riferimento teorico.

In collaborazione con

Vuoi avere più informazioni sulla School?

Lascia la tua mail per ricevere tutti gli aggiornamenti!

Le edizioni precedenti

2025. Alternative per un pianeta a +1,5°C

L’edizione 2025 della Scuola ha messo al centro la trasformazione accelerata del mondo in un pianeta già oltre la soglia di +1,5°C, interrogando le conseguenze di questo mutamento sulle relazioni tra umano e non umano. La Scuola ha esplorato nuovi modi di stare nella complessità, per superare visioni lineari e dualistiche della crisi. Il percorso ha invitato a ripensare i corpi come parte di un intreccio di relazioni materiali e viventi, aprendo uno spazio per immaginare alternative non estrattive di convivenza e coesistenza.

2024. Relazioni rigenerative

L’edizione 2024 della Scuola ha proposto un’immersione nelle relazioni rigenerative del vivente, per riattivare immaginari alternativi all’antropocentrismo e alla cultura del fossile. Attraverso il dialogo tra arte, scienze umane e ricerca, la Scuola ha offerto strumenti per abitare in modo consapevole il disordine del presente, esplorando forme di coesistenza, modelli di biodiversità e pratiche di cura provenienti dall’agroecologia, dagli oceani, dalle foreste e dalle conoscenze ancestrali.

2023. Nuovi sguardi sulla neutralità climatica

La prima edizione ha affrontato in modo critico l’orizzonte della neutralità climatica, interrogandosi su cosa significhi davvero raggiungere il net-zero e quali immaginari possano sostenerlo. A partire dal contesto europeo e dalla sfida lanciata alle città di raggiungere la neutralità entro il 2030, la Scuola ha proposto un approccio culturale alla transizione ecologica, rifiutando soluzioni tecniche riduzioniste e affermando la necessità di reinventare linguaggi, relazioni e forme di convivenza tra natura e cultura.